“Uscita di emergenza” di Manlio Santanelli al Teatro San Ferdinando di Napoli

Al
Teatro San Ferdinando di Napoli, dal 29 ottobre all'8 novembre 2026
è in programma – riferisce un comunicato stampa - lo spettacolo
"Uscita di emergenza" di Manlio Santanelli, regia Alfio Scuderi.
Dichiara Alfio Scuderi: «La scrittura di Manlio Santanelli mi ha
colpito già dalla prima lettura per il suo stile diretto e poetico
al tempo stesso, per l'ironia e per l'equilibrio tra dramma e
commedia che è la cifra di Uscita di emergenza. Manlio Santanelli è
un autore moderno, dinamico, vivace; un autore che, pur attingendo
alla grande tradizione teatrale della sua città, guarda alla
drammaturgia contemporanea europea. Se in Italia la commedia ha
avuto, ingiustamente, un posto marginale in teatro, i testi di Manlio
Santanelli provano a buon diritto a ribaltare quel pregiudizio un po'
snob e meritano un'attenzione di primo piano. Uscita di emergenza è
una commedia perfetta nella struttura, nel ritmo e anche nella
densità dei dialoghi. Per questo penso che valga la pena
tornare a metterla in scena oggi, come si fa con uno di quei classici
che è sempre bello ritrovare e riscoprire in un nuovo allestimento,
con una nuova lettura e nuovi attori. Vedo nel testo anche una
forte attualità, non solo per la cronaca legata a quel terremoto che
condiziona, oggi come ieri, i due protagonisti nella loro idea di
instabilità e isolamento, ma anche per quella precarietà che sta
alla base della storia: precarietà che oggi avvolge il nostro mondo
devastato da guerre e disagi, da squilibri e disumanità, un mondo
che si muove tra terremoti di ogni genere. E proprio nel modo in cui
quell'incertezza e quella precarietà esistenziale vengono
esorcizzate con l'ironia dall'autore sta la natura più profonda,
più attuale e interessante del testo. Sono queste le ragioni che mi
hanno spinto a proporre e a mettere in scena oggi un testo che Manlio
Santanelli ha scritto nel 1978 e che ha visto una prima edizione
proprio al San Ferdinando nel 1980. Per questo viaggio nella
scrittura di Santanelli ho pensato a due complici, due speciali
compagni di viaggio, che sono sicuro potranno dare il loro meglio con
le parole dell'autore: Vincenzo Ferrera e Nando Paone, due attori
che si muovono con grande disinvoltura tra commedia e dramma, tra
comicità e poesia, due attori con cui sarà bello ritrovarsi a
"giocare", a indagare, a esplorare il testo di Santanelli. Il
terzo protagonista in scena sarà la musica di Roy Paci, a cui ho
chiesto di immaginare delle sonorità che si inseriscano
nell'instabilità, nella precarietà del nostro terremoto reale e
mentale, fisico e metafisico. Anche le scene di Enzo Venezia,
scenografo con cui ho condiviso spesso il mio percorso artistico,
sono state immaginate pensando a una sospensione, a un'assenza
quasi lunare, e questo vale anche per i costumi di Roberta Mattera e
le luci di Luigi Biondi e Omar Scala.
Infine voglio dedicare
questo nuovo allestimento dell'opera, che ritorna al San Ferdinando
grazie alla produzione del Teatro di Napoli, a Melina
Balsamo,una persona a me cara, grande organizzatrice
teatrale che produsse la prima edizione di Uscita di emergenza
nel 1980, contribuendo al successo ed alla vita di questo testo e che
un po' di anni fa per prima me lo ha fatto scoprire».
Uscita di emergenza di Manlio Santanelli - Brevi note di regia attraverso 10 parole e una poesia. Scrive il regista Alfio Scuderi: "La sospensione. Un tempo e un luogo sospesi, due uomini anche loro sospesi tra sogno e realtà, tra vita e morte, tra passato e presente. Fuori e dentro. Fuori ci sono tutti i terremoti possibili: il clima, la guerra, la povertà, le pandemie. Dentro ci sono due uomini chiusi fuori dal mondo, che non riescono o non possono uscire. Il terremoto li condiziona: il terremoto è fuori, ma è anche dentro di loro, e scandisce il tempo che passa, un tempo che sembra infinito. L'instabilità. Un piano inclinato, instabile, sospeso nel vuoto, che una frattura molto visibile al centro separa in due parti. Un ring in cui due "pugili" si scontrano a suon di parole. Due uomini instabili, in uno spazio instabile, parlano, si confrontano, si battono. Due clown dentro il loro piccolo circo: uno dà le botte per finta, l'altro le prende. La solitudine. Ognuno in realtà è da solo nel suo mondo senza riuscire a superare i propri limiti, le proprie fobie, i propri fantasmi. L'attesa. Due uomini aspettano che succeda qualcosa che possa liberarli da una condizione di attesa claustrofobica, ma cosa? Aspettano una notizia che arrivi da fuori? Aspettano il terremoto? Aspettano la morte? O sono già morti? Il vuoto. Al centro di tutto, il vuoto: due uomini che hanno perso tutto si ritrovano a possedere soltanto le loro parole, la loro ironia, con cui provano a esorcizzare la vita e la morte. L'equilibrio. Cercare un punto di equilibro tra dramma e commedia, tra tradizione e contemporaneità. Cercare di stare in equilibrio su una "terra" che si muove e che fa perdere l'equilibrio fino all'ultima battuta. L'amarezza. Indagare l'amarezza di due uomini che cercano una via di fuga dalla loro vita, l'amarezza di chi fa i conti con il proprio passato. L'inagibilità. Una casa inagibile, crepata, precaria e in essa due uomini incapaci di agire, "inagibili" come il luogo che abitano.
A partire da quest'ultima parola ho suggerito agli attori come spunto di riflessione una bellissima poesia di Franco Arminio Inagibili: una piccola guida per il lavoro sui due personaggi".
Inagibili
di Franco Arminio: "L'uomo inagibile è come una casa colpita dal
terremoto. Non è caduta, ma è pericoloso starci dentro, è,
appunto, inagibile.
Il terremoto che rende inagibili gli umani
in genere si verifica nell'infanzia. Non è detto che il terremoto
è quello che ci raccontiamo noi ricostruendo la nostra da vita da
soli o con l'aiuto di un analista. Il terremoto di cui parlo è
molto misterioso, è qualcosa di diverso dal trauma. Gli inagibili
sono inquieti di lungo corso, con l'aggiunta di tremori feroci e
improvvisi. Le persone rotte temono di cadere, magari per un nuovo
terremoto anche lieve. E il timore ancora più grande è la
sensazione di essere irreparabili. Se chiudi una crepa se ne apre
un'altra. Se la nascondi se ne aprono tantissime. Non sei più un
essere umano ma un allevamento di crepe.
L'unico sollievo
possibile per chi è inagibile è trovare persone con gli stessi
problemi e farsi compagnia. Tu pensi di essere una sventura
particolare e invece ti accorgi che è proprio la condizione umana ad
essere inagibile.
E allora ti ritrovi fratello di gente che ti
sembrava incolume e vigorosa. Tutta apparenza. La verità è che da
tempo gli esseri umani sono divenuti inagibili o forse lo sono sempre
stati. Siamo bruciati dalla vampa del venire al mondo e passiamo la
vita dentro questa vampa fino a diventare cenere.
La salute può
venire solo dalla resa al nostro destino.
La farfalla paga il
suo prezzo a essere farfalla, la pietra paga il suo prezzo a essere
pietra. Noi siamo vivi perché siamo inagibili.
Se fossimo saldi
e senza crepe non saremmo carne viva ma calcestruzzo".
Crediti – "USCITA DI EMEREGENZA" di Manlio Santanelli, regia Alfio Scuderi, con Vincenzo Ferrera, Nando Paone, musiche originali Roy Paci, scene Enzo Venezia, costumi Roberta Mattera, luci Luigi Biondi e Omar Scala, assistente alla regia Antonio Turco, assistente alle scene Ignazio Lo Manto, suggeritrice Eleonora Fardella, direttore di scena Alessandro Amatucci, datore luci Alessandro Messina, audio Alessandro Innaro, macchinista Marco Di Napoli, foto di scena Ivan Nocera, produzione Teatro di Napoli –Teatro Nazionale.
D. P.