Storie di donne nella Resistenza piemontese al Teatro Astra di Torino

23.10.2026

Al Teatro Astra di Torino, mercoledì 28 ottobre 2026 ore 20, è in programma – riferisce un comunicato stampa – "Ma verrà un giorno che tutte quante… Storie di donne nella Resistenza piemontese", uno spettacolo di e con Manuela Marascio, produzione Areté Teatro in collaborazione con ANPI - Sezione "Nicola Grosa", scenografia di Giacomo Bottiroli, musiche e luci a cura di Francesco Blasi. Partendo dalle testimonianze delle donne che parteciparono alla Resistenza piemontese, lo spettacolo restituisce voce a figure spesso rimaste ai margini della narrazione storica ufficiale. Storie di coraggio, scelta e partecipazione civile si intrecciano in un racconto capace di parlare al presente. Un omaggio alla memoria femminile e al valore dell'impegno collettivo. Nella Resistenza la donna fu presente ovunque: sul campo di battaglia come sul luogo di lavoro, nel chiuso della prigione come nella piazza o nell'intimità della casa. Non vi fu attività, lotta, organizzazione, collaborazione a cui ella non partecipasse: come una spola in continuo movimento costruiva e teneva insieme, muovendo instancabile, il tessuto sotterraneo della guerra partigiana. (Ada Gobetti) Trasportavano cartucce ed esplosivi nella biancheria, nascondevano volantini di propagande sul fondo delle borse della spesa, percorrevano chilometri in sella a una bicicletta o a piedi, affondando nel fango o nella neve, coraggiosamente animate da un implacabile bisogno di libertà. Alcune imbracciarono le armi, altre furono arrestate, torturate, violentate. Molte rimasero sole. Ma tutte - tutte - contribuirono a rendere la Resistenza una guerra "totale", dove la donna, per la prima volta, trasgrediva le regole imposte da un sistema precostituito, ricopriva ruoli-chiave nella lotta antifascista e, conscia di tutti i rischi, diventava protagonista della Storia, distinguendosi per i modi e le qualità della sua partecipazione attiva. Lo spettacolo, ispirandosi alle biografie e alle testimonianze di figure femminili di primo piano nella guerra partigiana piemontese, si propone di dare voce e corpo alla delicatezza e alla forza di quell'universo femminile fiorito sulle macerie del triennio '43-'45. La donna che oggi le ricorda, assumendone in sé le storie, è l'erede di un travagliato percorso di affermazione di qualità sempre meno scontate: la facoltà di scegliere per il proprio destino, la dignità di un corpo pronto a morire dopo aver dato la vita, il rifiuto di abbassare la testa e la spavalderia di ogni "no" urlato contro feroci ingiustizie. La militanza precoce di Bianca Guidetti Serra e l'impegno antifascista di Ada Gobetti, vedova di Piero, per l'emancipazione femminile forniranno la sostanza ideologica e intellettuale al racconto; il ricordo vivido di Giulia Minetti, staffetta partigiana centenaria, risuonerà nella rievocazione delle sue traversate da Mirafiori a Grugliasco, per portare cibo e dispacci, noncurante dei pericoli; e le atroci grida di dolore, vergogna e umiliazione delle figlie, sorelle, mogli e madri, seviziate per un nome, romperanno il muro di silenzio per trovare pace e riposo nel giaciglio della libertà raggiunta. Protagonisti della scena, accatastati sopra un calesse che rievoca l'immanenza tragica della Madre Courage di Brecht, pochi ma essenziali oggetti - ruote di bicicletta, un libro, un paiolo, fogli di giornale, stracci - che queste donne hanno impugnato come strumenti di lotta e manifesti identitari, guidate da un istinto ancestrale di sopravvivenza più potente di qualsiasi paura. La narrazione si fa testimonianza cruda, liturgia profana, danza civile e documento storico. Un solo corpo-voce polifonico e mutevole, in cui il femminile recupera forza immaginativa e urgenza politica per stimolare il risveglio della memoria collettiva.

D. P.


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