La cultura ebraica del Rinascimento nel libro a cura di Giulio Busi e Silvana Greco

27.09.2022

L'epoca rinascimentale è stata decisiva per la formazione dell'identità culturale italiana e per la costruzione dei paradigmi storici e intellettuali, sia dal punto di vista artistico sia per il suo valore simbolico che ha esercitato l'influsso sui secoli successivi.

Nel libro "Il Rinascimento parla ebraico" (Silvana Editoriale, 303 pagine, 32 Euro), a cura di Giulio Busi e Silvana Greco, si racconta tale straordinaria stagione intellettuale - posta alle soglie della modernità - soprattutto dal punto di vista del contributo fornito dalla cultura e della tradizione ebraiche. Il Rinascimento è stato anche e soprattutto un laboratorio plurale all'interno del quale la parte maggioritaria della società, quella cristiana, ha dialogato - non senza contraddizioni - con gli ebrei italiani, forti di una propria autonomia ma pure partecipi dello slancio di rinnovamento. Si tratta del periodo dei fermenti artistici, della vita elegante delle corti: un'epoca in cui la penisola pullulava di idee, di nuovi linguaggi creativi e alla quale gli ebrei, che in Italia vivevano dall'età romana, diedero un contributo fondamentale.

Il libro raccoglie alcuni dei capolavori dell'arte rinascimentale in cui la lingua e la cultura ebraiche occupano un posto centrale, mettendo in luce il carattere complessivo del confronto tra la tradizione cristiana rinnovata e l'identità giudaica italiana. Il volume mette in luce l'immagine di un ebraismo che è soprattutto elemento di ispirazione e icona di sapienza, tanto da esplorare una concreta rete di presupposti ebraici della civiltà rinascimentale.

Le varie sezioni del libro sono organizzate secondo un triplice criterio di cronologia, distribuzione geografica e tessitura tematica. Il fine è quello di analizzare accuratamente il prisma dell'essenza e della presenza ebraiche nel panorama rinascimentale, in particolare con riferimento alla comunità ferrarese, alla presenza in Sicilia tra XIV e XVI secolo, e al ghetto di Venezia. Al quadro prettamente geografico è affiancata una sezione relativa alle professioni e ai mestieri in cui vengono approfondite le figure delle prestatrici ebree dell'Italia nord-orientale, dei miniatori e dei mercanti ebrei nel contesto dell'Italia Rinascimentale.

Ovviamente la vicenda del contributo ebraico al Rinascimento italiano non è fatta esclusivamente di luci. Accanto agli incontri e agli influssi reciproci, i saggi raccolti nel libro esplorano pure gli scontri, le polemiche e soprattutto le millenarie discriminazioni antiebraiche. "Il Rinascimento parla ebraico" ripercorre la complessità di tali dinamiche anche grazie a un corposo apparato visuale a colori che è parte integrante del discorso costruito dai curatori. Quello che viene a galla sul piano complessivo, e con estrema chiarezza, è che non c'è Rinascimento italiano senza ebraismo, né ebraismo italiano senza il Rinascimento.

Massimiliano Palmesano