In un libro le cronache teatrali di Alberto Savinio su “Omnibus”

14.10.2026

Il libro di Alberto Savinio, "Palchetti romani" (Adelphi, 403 pagine, 15 Euro, a cura di Alessandro Tinterri, nuova edizione ampliata), raccoglie gli scritti di Savinio critico teatrale: impaziente, esilarante, perfido. Sono qui raccolte tutte le cronache teatrali che Savinio scrisse per il settimanale «Omnibus», diretto da Leo Longanesi, fra il 1937 e il 1939. Le opere di Alberto Savinio (1892-1952) sono in corso di pubblicazione presso Adelphi dal 1975; il titolo più recente è Souvenirs (2019). Palchetti romani è apparso per la prima volta nel 1982.

Ha scritto Alberto Arbasino: «Uno dei più bei libri di quel genio feriale ... quel grande polimorfo in castigo aveva già capito bene che la Recensione non è affatto un componimento o un affare di "esperti" all'interno di una disciplina o di una corporazione specifica – bensì un Tutto Connettere interdisciplinare e fantastico: Picasso con Manzoni, Sem Benelli accanto all'Ariosto, Goethe e i dialetti, i mostri sacri e il pubblico, gli arredi e la politica. Articoli stupendi. Folgori rivelatrici, nessi d'una "creatività" da stravolgere, smagliante intuizione di significati, documentazione che par stravagante ma è da gran memorialista. Aforismi indimenticabili e definitivi». A giudizio di Roberto De Monticelli, «Savinio portava nell'ambiente asfittico e come congelato del teatro italiano di allora un riverbero o un soffio che sembrava venire da chissà dove e che si capisce, ora, quanto dovesse scuotere e sconcertare».

Scriverà Savinio il 23 aprile 1938: «"Omnibus" essendo settimanale, l'obbligo non ci tocca di recensire tutte le novità teatrali che càpitano nella settimana, ma quella sola che per qualche ragione ci pare degna d'interesse. Il criterio di scelta varia da settimana a settimana, e ci è suggerito o dalla stima che c'ispira l'autore (caso rarissimo), o dal significato del titolo, o dalla qualità degl'interpreti, o semplicemente dal nostro umore ». Di questa libertà seppe servirsi il critico, non sottoposto alla frustrante routine dei suoi colleghi dei quotidiani, per muoversi con maggior agio nel panorama, troppo spesso avvilente, del teatro italiano nello scorcio degli anni Trenta. Per comprendere la particolarità di queste cronache, bisogna, inoltre, tener presente l'origine letteraria e la destinazione élitaria del settimanale in cui apparvero».

M. P.


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