Il quotidiano “l’Unità” e il PCI tra Napoli e Mosca nel libro di Rocco Di Blasi

23.10.2026

Il libro di Rocco Di Blasi, "I ragazzi di via Cervantes" (Arcadia Edizioni, 136 pagine, 16 Euro, introduzione di Eduardo Di Blasi), racconta – come recita il sottotitolo – "L'Unità e il PCI tra Napoli e Mosca". Napoli alla fine degli anni Settanta, con il PCI al governo della città; il devastante terremoto dell'Irpinia, che suscitò le ire di Sandro Pertini; le tensioni di Berlinguer con Mosca e l'esaurirsi della spinta propulsiva della Rivoluzione d'ottobre. Ma anche le dimissioni della direzione dell'Unità e il licenziamento di Marina Maresca per il caso Ciro Cirillo, l'esponente DC rapito dalle BR.
Alcuni degli episodi più importanti di due decenni di politica italiana nel racconto di un testimone privilegiato. Scrive tra l'altro Rocco Di Blasi (1949-2021): "Pian piano e senza traumi fu possibile una rivoluzione. Antonio Polito e Marco De Marco già c'erano. Poi un giorno arrivò Andrea Geremicca con due ragazzi. Uno era il figlio, Federico, e l'altra era la sua fidanzatina di allora. Una scena quasi surreale nella mia stanza. E il solito "stile" di Andrea: ti presento Federico, vuol fare il giornalista, vedi se è capace. Arrivò poi anche un'altra figlia illustre, Valeria Alinovi, che si sentiva tuttavia più scrittrice che giornalista e odiava il sangue della nera e perfino il telefono perché era troppo timida. Da Aversa spuntò invece Vito Faenza, già eroe della sua squadra di volley, che si rivelerà un cronistaccio dalla prosa ruvida, dalla parlantina fin troppo fluente, ma instancabile cercatore di notizie. All'ufficio stampa della Festa Nazionale de l'Unità (che quell'anno si tenne alla Mostra d'Oltremare) pescai invece Marcella Ciarnelli (detta "la vipera", per la sua lingua acuminata) e Gigi Vicinanza, che aveva lavorato con Polito in un giornale di Castellammare di Stabia ed era stato lasciato fuori dall'Unità fino a quel momento perché "due di Castellammare sono troppi". Tra i tanti che hanno lavorato con me, Gigi è quello che ho più amato, perché ha uno stile "anglosassone", dolcissimo, mai una parola di troppo, mai una sgomitata al concorrente. In una sola occasione perse le staffe: "Se nomini Alma un'altra volta ti spacco la macchina da scrivere sulla testa". In realtà Alma era una gran bella ragazza, con una faccia strana, da statua etrusca, e lui faceva bene ad esserne geloso, visto che oggi Alma è sua moglie. Arrivò anche Procolo Mirabella, che pescai in una tipografia dove impaginava "La voce della Campania", per la quale scriveva".

A. P.


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