Ezra Pound filologicamente corretto al Teatro Mercadante di Napoli

Recensione teatrale di Irene Antonelli
Un Ezra Pound filologicamente corretto e politicamente scorretto (nonostante l'autoassoluzione operata dal grande poeta, era fascista e viscerale antisemita), molto applaudito dal pubblico del Teatro Mercadante di Napoli. Mattatore assoluto Mariano Rigillo, perfettamente calato nel dramma esistenziale, politico, culturale, storico di Ezra Pound. La scrittura di Leonardo Petrillo (anche regista) ha messo assieme un testo notevole, liberamente tratto dalle opere e dalle dichiarazioni di Ezra Pound. Fino al 26 aprile 2026 al Teatro Mercadante "Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound", con Anna Teresa Rossini che evoca il pensiero e i Cantos del poeta che amava atteggiarsi a profeta; e che riteneva di avere pure delle ricette efficaci contro l'usura, la grande finanza e le degenerazioni del capitalismo. Scene Gianluca Amodio, costumi Lia Francesca Morandini, disegno luci Enrico Berardi musiche Carlo Covelli, aiuto regia Mario Rinaldoni, produzione TSV – Teatro Nazionale, OTI – Officine del Teatro Italiano nell'ambito del progetto "VenEzra" promosso dalla Regione Veneto.
Venezia
è stata per Pound la città della bellezza, della nostalgia e della
libertà. Durante la prigionia nel canto 76 scrive: «free then,
therein the difference … »; e Pound è stato un poeta di
riferimento in quel raffinato circolo intellettuale veneziano che
dialogava con uomini e donne di cultura internazionale, come Peggy
Guggenheim o Ernest Hemingway.
Il primo viaggio di Pound a
Venezia è nel 1908. Il giovane poeta non poteva immaginare che dopo
il lungo amore di D'Annunzio per la "Città di Anadiomene"
e la furia iconoclasta di Marinetti, sarebbe stato proprio lui
l'ultimo cantore modernista della "città di Aldus"
[Manuzio], come lui amava chiamarla. Delle visioni e delle acque di
Venezia, ultima amata dimora del grande poeta, sono intrisi quasi
tutti i Cantos. Della sua presenza nella città lagunare vi è ampia
e sentita testimonianza tra gli intellettuali che hanno avuto la
fortuna di conoscerlo. Ezra in gabbia è uno spettacolo, scrive il
regista nelle note, basato sulle ossessioni: ossessione per la
giustizia, per la libertà, per l'usura, che corrode il mondo…
L'ossessione dell'uomo Pound che si sente inadeguato, per non essere
riuscito, se non a sprazzi, a far fluire carità e amore, "a
rendere le cose coerenti"; ma difende la sua poesia, la scoperta
delle incongruenze sociali e artistiche, del mondo e degli uomini.
L'operazione culturale tentata con "Ezra in gabbia o il caso Ezra Pound" è sicuramente ambiziosa. E, a nostro avviso, perfettamente riuscita.