“Catalogo estraneo” (da Julio Cortázar) al Teatro Astra di Torino

25.10.2026

Al Teatro Astra di Torino, giovedì 29 ottobre 2026 ore 20, è in programma lo spettacolo – riferisce un comunicato stampa – "CATALOGO ESTRANEO", liberamente ispirato ai racconti di Julio Cortázar, di e con Viola Carinci, Marcello Spinetta, Christian di Filippo, produzione AMAranta Indoors; luci Cristian Zucaro, suoni Gianluca Tartaglino, voice off Marta Cortellazzo Wiel, Pasquale di Filippo. Tre individui dai nomi palindromi — Natan (un chirurgo), Ava (una studentessa di farmacia) e Otto (un assessore al turismo) — si ritrovano reclusi nella hall asettica e senza finestre di una clinica, in una città semi sconosciuta nel cuore dell'Europa: Precogne. Privi di indicazioni e bloccati in uno spazio sospeso, ricevono un misterioso "Catalogo" che li guida giorno per giorno attraverso una serie di compiti e istruzioni paradossali. Man mano che la settimana procede, la realtà ordinaria sfuma e si sfascia sotto l'irruzione dell'assurdo e dell'inquietudine. I tre cominciano a spogliarsi delle loro identità ordinarie per incarnare i propri fantasmi e le proprie ossessioni personali: le macerie dell'Europa, traumi del passato, il senso di colpa, la solitudine e la violenza del mondo contemporaneo. In un continuo corto circuito tra il tragico e il grottesco, tra la poesia devastante e la farsa, Catalogo estraneo esplora il tentativo di rompere la superficie sdoppiata del reale per ritrovare, oltre la disperazione e la rassegnazione, la forza vitale che si nasconde nelle pieghe e nei dettagli più insignificanti delle cose. Note di regia: "Il lavoro si fonda sulla poetica di Julio Cortázar, secondo cui un piccolo gesto insignificante o un dettaglio ordinario, come un neo, un cucchiaino, una tazza o un vasetto di marmellata, dischiude una profondità inattesa e angosciante. Gli oggetti possono essere portali ed estensioni interiori che orientano la traiettoria degli uomini e scardinano l'automatismo dell'abitudine. La messa in scena si colloca in un ambiente chiuso, bianco, privo di orpelli e finestre - una clinica - che agisce come un contenitore di decompressione e isolamento psicologico. La condizione iniziale e ricorrente dei tre è quella di uno stallo alla messicana statico ed enigmatico, in cui la presenza fisica, gli sguardi e i silenzi caricano lo spazio di tensione e attesa. I nomi dei protagonisti, Ava, Natan e Otto, sottolineano la struttura a specchio e la natura simmetrica e palindromica del testo, evidenziando una doppia superficie del reale dove convivono la vita evidente e borghese e una vita segreta, fantastica, spettrale e traumatica. Dal punto di vista stilistico, lo spettacolo alterna momenti di ritmo serrato, fatti di litanie, giochi di nomi, anagrammi, filastrocche, battute fulminee e cabaret macabro, a monologhi intimi, densi e fortemente poetici. L'uso dell'ironia e del paradosso serve a smontare la retorica del buonismo e a mostrare la poesia come forza corrosiva, eversiva e vitale. L'atto teatrale sceglie così di non offrire soluzioni consolatorie né risposte confezionate, ma attraverso il corpo, la voce e la parola cerca una catarsi che faccia rottura contro il mattone di cristallo della realtà quotidiana, invitando a guardare di nuovo il mondo con occhi aperti e a rischiare il passo verso l'ignoto".

A. P.


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