“Biancaneve” di Robert Walser: Prima nazionale al Teatro Astra di Torino

Dal 12 al 31 maggio 2026, al Teatro Astra di Torino è in programma – riferisce un comunicato stampa – "Biancaneve" (Prima nazionale). Robert Walser riprende la fiaba classica di Biancaneve per immaginare ciò che accade dopo il (presunto) lieto fine. Proprio laddove la narrazione tradizionale si interrompe, i personaggi principali – Biancaneve, la Regina, il Cacciatore e il Principe – si incontrano per parlare di ciò che è accaduto e dell'intenzione della Regina di uccidere Biancaneve, attraverso un fitto dialogo che mette in discussione i ruoli prestabiliti, le dinamiche di potere e l'identità individuale. Biancaneve diventa un simbolo della ricerca interiore in un mondo che riduce le sue esperienze a un'interpretazione collettiva e soffocante. La sua storia si trasforma così in un'indagine sul modo in cui memoria ed esperienza possano essere ingabbiate da una narrazione condivisa, che limita ogni possibilità di autenticità. "I mostro è la spinta a ridurre il trauma a qualcosa di comprensibile, digeribile. Biancaneve si ribella a questa narrazione: non cerca di adattarsi, ma di liberarsi".
Ecco le "Note di regia" Andrea Lucchetta : "Biancaneve di Walser non è una riscrittura della fiaba nel senso consueto del termine. È piuttosto una sospensione, una deviazione, un tempo ulteriore che si apre quando la storia sembrerebbe già compiuta. È proprio dentro questo scarto che abbiamo trovato il punto di partenza del nostro lavoro. Walser lavora sempre su figure che sembrano muoversi alla ricerca di una forma di purezza, di tenerezza, di leggerezza. Eppure, questa ricerca si scontra continuamente con qualcosa che la incrina, la mette in crisi, la espone alla contraddizione. Nei suoi testi c'è una tensione costante tra desiderio di innocenza e consapevolezza che questa innocenza non sia più davvero possibile. I suoi personaggi restano in bilico, non coincidono mai pienamente con il ruolo che incarnano: principesse che non desiderano essere salvate, personaggi che si smarriscono proprio nel momento in cui la salvezza dovrebbe compiersi. È come se, in Walser, il compimento della fiaba fosse sempre anche il suo punto di rottura. Ed è proprio in questa instabilità che abbiamo riconosciuto un punto di contatto profondo con la nostra visione. La nostra idea registica ha provato a muoversi dentro questa frattura. Non raccontare la fiaba, ma lavorare su ciò che resta quando la fiaba vacilla. Per questo lo spettacolo comincia nel momento in cui tutto dovrebbe già essere concluso. Biancaneve si sveglia, e da quel risveglio qualcosa si sposta irrimediabilmente. Da lì si apre uno spazio di confronto. Biancaneve interroga, accusa, ricostruisce. Chiama in causa la madre, il cacciatore, il principe. Ma si trova di fronte a personaggi che negano, dissimulano, deviano continuamente il senso delle cose. La verità non riesce mai a imporsi del tutto. Resta instabile, mobile, sfuggente. In questo spazio, i personaggi sembrano mettere in scena se stessi: quello che sono; ciò che devono interpretare; e quello che cercano disperatamente di celare. È proprio in questa distanza che affiora la loro fragilità: una crepa che la finzione non riesce a contenere. Dentro questa tensione, Biancaneve ci è apparsa come un'eroina dell'amore in senso pienamente walseriano. Portatrice di un amore puro, timido, silenzioso. Un personaggio che sembra inseguire quella "effervescenza" di cui parla Jakob von Gunten, quando Walser scrive: "la vita, lo sento, esige effervescenza". Biancaneve attraversa il testo come figura della purezza, ma scopre progressivamente che ogni aspirazione all'innocenza porta con sé il proprio mostro: una zona d'ombra che non può essere espulsa, ma solo attraversata. Ma il percorso che attraversa la conduce a una scoperta radicale: che l'amore non è mai del tutto innocente. Ed è da questa scoperta che nasce la sua scelta. Nella nostra messinscena Biancaneve sceglie di mangiare la mela avvelenata. Quel gesto non è più una caduta subita. È un atto consapevole. Un gesto che interrompe il compimento della fiaba, che rifiuta la sua promessa rassicurante, e che forse cerca una forma diversa di purezza. In questo gesto ci è sembrato di ritrovare qualcosa che appartiene profondamente anche a Walser: quella sua tensione verso una forma di sottrazione, di sparizione silenziosa, che torna inevitabilmente alla mente pensando all'immagine della sua morte, durante una passeggiata nella neve. Come se, anche lì, ci fosse l'estremo compimento di una traiettoria poetica: il desiderio di dissolversi in una leggerezza definitiva. Forse è proprio in questa soglia — tra tenerezza e oscurità, tra desiderio di amore e desiderio di sparizione — che continua a parlarci, oggi, la sua Biancaneve".
Nota su "Concept scene e costumi" di Andrea Colombo: "Dal luogo della morte, l'obitorio, prende avvio una progressiva ricostruzione della favola di memoria disneyiana, attraverso elementi iconici che si insinuano nello spazio e nella drammaturgia. La scena è funzionale e schematica, costruita per seguire le esigenze dei personaggi più che una logica decorativa. Ne emerge uno spazio sospeso e attivo, in trasformazione, dove l'immaginario della fiaba viene spostato, esposto e smontato. I costumi evocano l'immaginario del cartone animato per poi scartarlo, traducendo con sottile autoironia lo spirito dei personaggi di Walser. Il procedere tratteggiato della drammaturgia rivela spazi di intimità e ampie aperture, in cui attori e pubblico vivono insieme momenti di verità, oltre i confini della fiaba, lasciando che il testo dell'autore agisca come detonatore delle anime e delle relazioni".
La foto che pubblichiamo a corredo di questo nostro articolo è di Andrea Macchia.
Crediti – "Biancaneve" di Robert Walser, regia Andrea Lucchetta, traduzione Cesare De Marchi, scene Andrea Colombo, musiche originali e sound design Andrea Gianessi, disegno luci Gianni Staropoli. Con Anna Bisciari, Francesca Cutolo, Alessandro Federico, Luca Ingravalle. Produzione TPE – Teatro Piemonte Europa, per gentile concessione di The Agency (London) Limited tramite Agenzia Danesi Tolnay.
A. P.