“Utopia”: presentazione del libro di Pina Mafodda a Giano Vetusto (CE)

29.08.2025

Per sabato 30 agosto 2025, alle ore 20, nella Villa comunale di Giano Vetusto (CE), la testata giornalistica online "Libri e Notizie" (direttore responsabile Enzo Palmesano), con il patrocinio morale del Comune di Giano Vetusto e con la collaborazione dell'Associazione culturale "Panta Rei" e del Gruppo teatrale parrocchiale "Amici del teatro", ha organizzato - in ricordo dei gianesi morti nella tragedia dell'emigrazione italiana - la presentazione del libro di Pina Mafodda, "Utopia - Il naufragio tra cronaca e storia (17/03/1891)" (Volturnia Edizioni). Ecco il programma della manifestazione. Saluti istituzionali: Antonio Zona, sindaco di Giano Vetusto; interventi: Alba Mercone, presidente dell'Associazione culturale "Panta Rei"; Enzo Simone, storico locale; Pina Mafodda, autrice del libro; conclusioni: Sergio Tanzarella, professore ordinario di Storia della Chiesa alla Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale di Napoli (Sezione San Luigi). L'iniziativa si svolge nell'ambito della due giorni che si apre con il musical "Sogno americano", messo in scena dal Gruppo teatrale parrocchiale "Amici del teatro", venerdì 29 agosto 2025 alle ore 21(Villa comunale di Giano Vetusto).

Il 12 marzo 1891 il piroscafo inglese "Utopia" salpava da Napoli, direzione New York, con 813 passeggeri. Il 17 marzo 1891, alle ore 18,45, davanti al porto di Gibilterra, una violenta tempesta, con mare forza 9, provocò il naufragio del piroscafo con il drammatico bilancio di 540 morti. In soli venti minuti si spense così il sogno di uomini, donne e bambini. Il libro di Pina Mafodda, "Utopia" (Volturnia Edizioni, 212 pagine, 20 Euro), racconta – come recita il sottotitolo – "Il naufragio tra cronaca e storia (17/03/1891)". La tragedia della nave Utopia, relegata in un orizzonte lontano da noi ormai 134 anni, viene rigenerata e riportata a nuova vita tanto da farcela percepire attuale, così attuale e così presente da farci credere, man mano che le pagine scorrono e s'inseguono sull'onda del pathos e dell'interesse che coinvolgono il lettore, di essere anche noi a bordo, accanto alle centinaia di speranzosi emigranti che s'apprestano ad affrontare le sconosciute acque dell'oceano Atlantico, con destinazione New York. Il naufragio dell'Utopia, tuttavia, non è solo una disgrazia dalle proporzioni immani – la più grande tragedia dell'emigrazione italiana di tutti i tempi – ma si offre come la scena conclusiva di una rappresentazione la cui trama è scritta anche attraverso i risvolti sociali ed economici che hanno coinvolto il nostro Paese nei decenni successivi all'unità.

Nella premessa Pina Mafodda scrive tra l'altro: "Il 17 marzo del 1891, un piroscafo carico di migranti affonda davanti al porto di Gibilterra. Un evento quasi sconosciuto in Italia, che ha incuriosito e inte­ressato, ma anche stupito l'autrice. La ricerca su Utopia è iniziata con la do­manda: come è possibile che una vicenda così tragica non sia conosciuta? Leggendo un libro che parla della storia di Carovilli (IS), un paesino del­l'Alto Molise, a pagina 273, troviamo una breve descrizione dell'evento: poche righe, la trascrizione di un certificato di morte e i nomi dei dispersi. Tanto è bastato per accendere una scintilla e un interesse: conoscere cosa sia successo il 17 marzo 1891. Con l'amica e collaboratrice preziosa Ines Parisi, sfogliamo il registro ci­vile dei morti, anno 1891, nell'archivio del Comune di Carovilli: non si trova alcun certificato relativo alle persone che cerchiamo. In fondo al registro c'è una pagina con il seguente titolo: "Parte II, Comune di Carovilli, Provincia di Campobasso, supplemento al registro degli atti di morte". Questa parte è de­dicata alle persone morte all'estero. Sfogliando le pagine, appaiono uno dopo l'altro quattordici certificati di morte, uguali nel testo, differenti nel numero di atto e nei nominativi delle persone. Leggiamo il corpo del certificato e ca­piamo che ci sono due o tre elementi fondamentali che saranno ricercati, suc­cessivamente, in altri certificati di morte: la data, il luogo e il motivo della morte. Davanti a questo dato, la riflessione è immediata: se ci sono quattordici certificati di morte, dovrebbero esserci documenti analoghi in altri comuni. Dove cercare? Pensare che la ricerca non potesse riguardare solamente i quat­tordici certificati, è stato spontaneo. Quanti erano sul piroscafo? Quanti mu­nicipi sono stati coinvolti nella tragedia? Pensiamo di dover cercare in altri comuni del Molise e di individuare quanti Molisani hanno viaggiato sul piro­scafo e quanti sono morti a causa del naufragio. L'obiettivo iniziale della ricerca era ricostruire la storia di alcuni viaggia­tori dei comuni dell'Alto Molise (Carovilli, Pescolanciano, Pietrabbondante), tutti in provincia di Isernia (all'epoca provincia di Campobasso). Nell'Archi­vio di Stato di Isernia abbiamo rintracciato i certificati di morte di altre persone. Ci troviamo davanti a un bivio: continuare la ricerca ricostruendo il fatto con circa venticinque atti di morte, soffermandoci a una realtà regionale, oppure allargare gli orizzonti della ricerca? Decidere di occuparci di tutti i passeggeri del piroscafo poteva essere una scelta difficile da realizzare, nel periodo Covid, con spostamenti ridotti. Impresa difficile, forse, ma non impossibile. Sfogliando il registro civile dei morti del 1891, parte II, nell'Archivio di Stato di Campobasso, alla lista si sono aggiunti altri quattro nomi di dispersi provenienti dalla città di Campobasso. Da lì a poco siamo "usciti" fuori dal Molise e abbiamo contattato comuni di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia: otto regioni e centoquarantaquattro comuni. Un autentico dramma collettivo che ha interessato il sud Italia a trent'anni dall'Unificazione del Paese e dalla proclamazione del Regno. Ironia della sorte: la tragedia è avvenuta a trent'anni esatti dalla proclamazione dell'Unità d'Italia: stesso giorno, stesso mese. Coincidenza molto bizzarra. Il progetto ci ha portati in luoghi del sud Italia completamente sconosciuti, che solo attraverso la ricerca sono diventati familiari. L'inchiesta si è trasformata in un percorso di formazione umano toccante e coinvolgente".

L'autrice del libro, Pina Mafodda, è un'ex docente di italiano e storia negli Istituti di istruzione secondaria di secondo grado a Torino, città in cui vive attualmente in pensione. Da anni si occupa di storia orale e di raccolta di testimonianze. Ha collaborato con la Fondazione Istituto "Antonio Gramsci" di Torino occupandosi dell'archivio sonoro; ha ricostruito, attraverso interviste e documenti, un frammento di storia delle persecuzioni razziali del 1938 attuate in una scuola torinese. È guida storica del Carcere-museo "Le Nuove" di Torino, luogo di memoria, dove tra il 9 settembre 1943 e il 25 aprile 1945 sono state incarcerate e fucilate centinaia di partigiani e detenuti e poi deportati migliaia di ebrei e oppositori al regime nazi-fascista. E' insegnante di italiano per stranieri provenienti da varie parti del mondo. Per la Volturnia Edizioni ha pubblicato anche i volumi "Il paracadute sembrava un ombrellino bianco" (2014) e "Lettere dal fronte dei soldati di Carovilli" (2018), entrambi inseriti nella Collana "Studi Molisani". E' direttrice della collana "Storie" per la Volturnia Edizioni.

M. P.