Romanzo storico di Giulio Ravizza sulla vita di Igor Vitalyevich Savitsky

29.08.2025

Il romanzo di Giulio Ravizza, "Anche se proibito" (Bookabook, 409 pagine, 19 Euro), racconta – come recita il sottotitolo – "La folle impresa di Igor V. Savitsky". Cosa faresti per inseguire una passione totale, quando diventa un crimine? Igor Vitalyevich Savitsky, nato nell'oro dell'aristocrazia russa, diventa il salvatore segreto dell'arte censurata più audace dell'Unione Sovietica. Un amore perduto lo ossessiona. Un museo impossibile diventa la sua missione. Ottantamila capolavori proibiti, nascosti nel deserto del Karakalpakstan, la sua eredità. In questo romanzo, i fatti più incredibili sono accaduti davvero. Quelli ordinari? Pura finzione. Per chi cerca storie vere più potenti della fantasia. Per chi crede che l'arte possa salvare quello che il potere vorrebbe eliminare per sempre.

Ecco un assaggio romanzo: "Il fatto che i serial killer vengano puntualmente descritti dai vicini di casa come uno che salutava sempre, non sta a significare che chiunque può trasformarsi in un assassino, ma che certe persone sono così rare da sfuggire completamente alla comprensione degli altri. Fu così per Igor Vitalyevich Savitsky, che fu scambiato per l'evaso di un manicomio, per un asceta travolto da un'allucinazione e per un fanatico divorato dalla sua ossessione. Nacque nell'Impero Russo nel 1915, quando i valzer manierosi degli Zar furono travolti dagli inni rivoluzionari di Lenin. Si fece uomo in clandestinità, minacciato dal concerto per fucile e orchestra di Stalin e a quarant'anni si illuse che la bacchetta di Khrushchev avrebbe mutato la melodia sovietica in un radioso poema sinfonico. Da ragazzo studiò disegno di nascosto, senza capire la provenienza del denaro che i suoi genitori gli davano per le lezioni private più costose di Mosca. Grazie a una sospetta raccomandazione entrò all'università e diventò un pittore. Negli atelier dell'Arbat scoprì che il suo Paese era la superpotenza del cubismo, dell'astrattismo, del suprematismo e di tutti gli -ismi che compongono l'immaginifico mondo delle avanguardie. La Nazione del genio era però anche quella che impose il Realismo Socialista, una pittura-réclame tutta leader radiosi, inaugurazioni di fabbriche e working class heroes in tuta da ginnastica. I pittori si divisero in tre. Ci fu chi si sottomise all'ottimismo istupidente comandato dal regime. Ci fu chi emigrò, come Chagall e Kandinsky. E poi ci fu chi rimase e non si piegò, dipingendo le più stupefacenti meraviglie del Novecento. Se il mondo avesse visto i loro capolavori, non avrebbe dato importanza a Picasso, Klimt o Dalí. Nessuno però li ammirò, perché quegli intrepidi pagarono la loro libertà con la deportazione e con la perdita del permesso di soggiorno nella memoria degli uomini. I loro capolavori marcirono nelle cantine delle loro vedove e nei magazzini di Zagorsk, l'Auschwitz sovietico dell'arte libera".

L'autore del libro, Giulio Ravizza, narratore, pubblicitario e scrittore, è tra i 100 Direttori Marketing d'Italia secondo Forbes. Ha esordito nel 2020 con la distopia "L'influenza del blu" (Bookabook) e oggi torna in libreria con "Anche se proibito", romanzo storico sulla vita di Igor Vitalyevich Savitsky e sul Museo Statale del Karakalpakstan.

M. P.