Le arti dell’Italia fascista in un libro di Bruno Bandini e Beatrice Buscaroli

10.01.2026

Il libro di Bruno Bandini e Beatrice Buscaroli, "Strano interludio" (Edizioni Minerva, 192 pagine, 29 Euro), intende investigare – come recita il sottotitolo – le "Arti nell'Italia fascista"; non solo le mostre del fascismo, le operazioni celebrative e propagandistiche che il regime promuove, ma piuttosto la complessità e le ambivalenze delle operazioni culturali ed espositive che nel fascismo si manifestano. 1922, a Firenze, Palazzo Pitti, s'inaugura la mostra dedicata alla pittura italiana del Sei e del Settecento. 1942, Roma ospita l'Esposizione Universale. I termini all'interno dei quali si svolge la controversa trama delle esposizioni che in Italia si sono organizzate in quello "strano interludio" – per utilizzare il titolo dell'opera teatrale di Eugene O'Neill – attraversa le due guerre mondiali e coincide con la vicenda storico-culturale del fascismo. Il libro analizza le mostre del ventennio, le operazioni celebrative e propagandistiche che il regime promuove, ma anche la complessità e le ambivalenze che nel fascismo si manifestano. Dunque non solo le grandi manifestazioni per il "decennale della rivoluzione" nel 1932 e l'imponente, e per certi versi decisiva, mostra Augustea del 1937; non solo i contrapposti, agonistici premi Bergamo e Cremona, ma il variegato dispiegarsi di interessi che risultano emergere con forza grazie a personalità quali Margherita Sarfatti, Ardengo Soffici, Pietro Maria Bardi, F.T. Marinetti, Cipriano Efisio Oppo, Nino Barbantini, Mario Sironi, Antonio Maraini. Le mostre diventano testimonianza capace di evidenziare non solo profonde differenze d'intenti e di opinioni, sul loro statuto e sulla loro funzione, ma paiono gettare le basi sul ruolo che la cultura svolge all'interno della programmazione culturale di una nazione.
Le arti nello "strano interludio", "italiane perché fasciste", come si augurava Soffici, non sono "fasciste" perché resta irrisolto il problema del loro rapporto con gli strumenti che il regime impiega per dare loro un significato anche politico.

Bruno Bandini (Russi, Ravenna, 1952), laureato in Filosofia (Firenze, 1976), ha diretto la Pinacoteca comunale di Ravenna (1985-1991). Ha insegnato Storia delle comunicazioni visive all'Isia di Urbino e Filosofia dell'arte all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Tra le pubblicazioni più recenti: Bellezza permalosa (Ravenna 2019), Cerniere (Faenza 2021), Cardini (Faenza 2023). Con Beatrice Buscaroli ha pubblicato Le 100 mostre che sconvolsero il mondo (Milano 2018), Cantiche. Dante e la fotografia (Faenza 2021) e Il "contemporaneo" di Andrea Emiliani (Faenza 2023).

Beatrice Buscaroli è laureata e specializzata in Storia dell'Arte. È stata curatore presso le Civiche Gallerie d'Arte di Ferrara; responsabile del sistema museale "Bologna dei Musei"; direttore artistico delle Collezioni d'Arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna. Commissario per la Quadriennale di Roma nel 2004 e curatore (con Luca Beatrice) del Padiglione Italia alla 53° Biennale di Venezia (2009). Dal 1999 al 2013 docente di Storia dell'Arte, prima, e di Museologia poi, alla facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell'Università degli Studi di Bologna, sede di Ravenna. Dal 2011 è docente di Storia dell'Arte presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Tra le sue pubblicazioni recenti: Ricordi via Roma, Vita e Opera di Amedeo Modigliani (Il Saggiatore, Milano 2010); Una vita non basta. Storia e genio di Michelangelo (Edizioni San Paolo, Milano 2016); Francesco Arcangeli: da Wiligelmo a Morandi, quasi un'antologia (Minerva, Bologna 2018); Le 100 mostre che sconvolsero il mondo (con Bruno Bandini, 24oreCultura, Milano 2018); Audacia e prudenza, Giulio Ruffini (Bologna 2021); Quinto Ghermandi (Prato 2022); Il "contemporaneo" di Andrea Emiliani (con Bruno Bandini, Carta Bianca, Faenza 2023).

M. P.