La “Storia delle missioni cristiane” nel libro di Claudio Ferlan

29.05.2023

Il libro di Claudio Ferlan, "Storia delle missioni cristiane – Dalle origini alla decolonizzazione" (il Mulino, 243 pagine, 23 euro), risponde a due esigenze: spiegare l'idea generale di «missione» e analizzare l'impulso alla propagazione della fede quale natura originaria del cristianesimo, nel solco di quanto sottolineato da papa Giovanni Paolo II nell'enciclica Redemptoris Missio (1990, n. 1).

Nel 1622 fu fondata la congregazione De Propaganda Fide, organo incaricato dal papa di dirigere le iniziative atte a diffondere la dottrina dei cattolici tra chi professava fedi differenti, dentro e fuori d'Europa. Il volume di Claudio Ferlan ricostruisce la storia dell'idea e della prassi di missione precedenti tale data e il suo sviluppo anche grazie al contributo di tutte le confessioni cristiane. Il teologo gesuita Michael Sievernich sottolinea come il cristianesimo sia una «religione universale che si rivolge in linea di principio a tutti gli uomini (e le donne, non sarà superfluo precisare) e che può mettere radici in tutte le culture, [e] ha avuto fin dall'inizio una dimensione missionaria». Per tali ragioni "Storia delle missioni cristiane" parte da quanto è noto della vita di Gesù e degli apostoli, perché nascita del cristianesimo e l'idea della sua propagazione sono indissolubilmente legate. Il saggio spiega l'essenza della missione come la diffusione, in seno al cristianesimo, di un messaggio religioso da parte di individui (i missionari) mossi per incarico dai propri superiori, ma anche per scelta autonoma. Tale afflato verso la conversione del prossimo - che si presume essere nell'errore per ignoranza o malafede - non è proprio di tutte le tradizioni religiose: una caratteristica presente in quelle a carattere universalistico.

Il libro ricostruisce quindi la storia dell'impulso alla conversione a partire dal cristianesimo dei primi secoli in un arco cronologico che va "Dal Nuovo Testamento alla religione di Stato (I-IV secolo)" (Cap. 1), analizzando la spinta data dagli apostoli e dalla figura di Paolo di Tarso ai fini della diffusione del nuovo credo in Oriente, in Africa e in Europa.

Di centrale rilevanza nella storia delle missioni è il lungo periodo di circa dieci secoli – "Un millennio a due facce. Dalla crisi all'espansione (V-XV secolo)" (Cap. 2) - di diffusione e di consolidamento del cristianesimo nel vicino Oriente e soprattutto in Europa, in particolare nelle implicazioni del rapporto tra propagazione della fede cristiana e sviluppo dell'Islam. I primi due capitoli aiutano a conioscere i contesti storico, geografico e culturale che, in epoca moderna, hanno prodotto la spinta missionaria organizzata con criteri specifici. Si tratta di una fase di consistente diffusione delle missioni tanto nel mondo Atlantico quanto in quello protestante, in Asia e in Africa: "Attraverso gli oceani. L'allargamento dei confini (XVI-XVIII secolo)" (Cap. 3). L'ultima sezione dello studio "Dalla ripresa alla fine del colonialismo (XIX-XXI secolo)" (Cap. 4) si muove nel campo della storia contemporanea e focalizza lo sguardo sul rapporto tra missioni e decolonizzazione nelle Americhe, in Africa e in Asia. Una fase importante per l'attuale fisionomia delle missioni grazie a un cambio di paradigma, il cui compimento è possibile fissare negli anni del Concilio Vaticano II (1962-1965) e dell'emergere di un più diffuso sentimento ecumenico. Una storia globale della diffusione della cristianità, dalle prime comunità vocate alla propagazione della fede alle prospettive che si sono dischiuse dal Vaticano II ai giorni nostri.

Massimiliano Palmesano