L’impero dei cazari convertiti alla religione ebraica in un libro di Arthur Koestler

Il libro di Arthur Koestler, "La tredicesima tribù" (Meltemi Editore, 278 pagine, 20 Euro), racconta – come recita il sottotitolo – "L'impero dei cazari e la sua eredità". Presentazione di Marcella Emiliani, introduzione di Elena Loewenthal, traduzione di Matilde Segre Ottino. Tra il VII e il XII secolo, i cazari – popolazione turca originaria delle steppe dell'Asia centrale, in cui sarebbero poi confluiti elementi slavi, iranici e gotici – dominarono un ampio territorio compreso tra il Mar Nero e il Mar Caspio, dando vita a un impero prospero e multietnico. Caso quasi unico nella storia rimane la conversione della loro élite dirigente dallo sciamanesimo alla religione ebraica, avvenuta intorno all'VIII secolo. Ne La tredicesima tribù, pubblicato per la prima volta nel 1976, Arthur Koestler ripercorre le vicende di questo popolo e propone una tesi tanto audace quanto controversa: gli ebrei ashkenaziti, anziché discendere dagli israeliti della Terra Santa, sarebbero in gran parte discendenti dei cazari convertitisi all'ebraismo. La sua ipotesi – fondata sulle fonti storiche e linguistiche allora disponibili – ha messo in discussione il mito della "compattezza semitica" del popolo ebraico, suscitando interesse ma anche molte critiche, soprattutto in seguito alle importanti scoperte da parte della genetica moderna. Rileggere oggi questo testo significa interrogarsi sul modo in cui si costruiscono e manipolano le identità collettive, su come la storia alimenti narrazioni faziose e resti spesso teatro di battaglie simboliche. Arthur Koestler (1905-1983) è stato uno scrittore, giornalista, saggista, filosofo e parapsicologo ungherese naturalizzato britannico. Tra le sue opere disponibili in traduzione italiana ricordiamo I gladiatori (2002), Schiuma della terra (2005), Buio a mezzogiorno (2020) e I sonnambuli (2021).
A. P.