Il soprannaturale si intreccia alla storia in un romanzo di Giuseppe Buompane

01.02.2026

Il romanzo di Giuseppe Buompane, "Ombre e sabbia" (Bookabook, 127 pagine, 15 Euro), racconta che in una terra dilaniata dall'odio e dalla paura, dove il confine tra Israele e Palestina è segnato dal sangue e dal dolore, qualcosa di antico si è risvegliato. È un'entità dimenticata, nata dai miti e dalle sabbie, che avanza silenziosa, cancellando villaggi interi e riscrivendo la mappa dell'esistenza. Amir, insegnante palestinese, sopravvive alla distruzione del suo villaggio, perdendo tutto ciò che amava. David, ex soldato israeliano tormentato dai ricordi della guerra, viene richiamato per indagare questo inquietante fenomeno. Nonostante la diffidenza reciproca, Amir e David dovranno unire le loro forze per compiere un viaggio attraverso il deserto e dentro l'animo umano, dove il soprannaturale si intreccia alla storia e la speranza si oppone all'oscurità.

Ecco un assaggio del Prologo del romanzo: "Prima che i nomi fossero incisi sulla pietra, prima che le torri si levassero dal deserto, prima che il vento stesso imparasse a cantare tra le dune, vi fu un uomo. Il suo nome era Shalem, e il suo cuore ardeva come il sole di mezzogiorno. Nacque sotto un cielo privo di stelle, in una notte così oscura che gli anziani del suo popolo dissero che perfino la luna si era nascosta per timore. Il villaggio dove vide la luce era poco più di un grappolo di tende sparse ai piedi della Montagna Bianca, un antico picco di roccia calcarea che, si diceva, fosse abitato dagli spiriti dei primi sognatori. Sua madre, Nehma, lo partorì in silenzio, stesa su un letto di sabbia tiepida e tessuti logori, con le mani aggrappate al braccio di un'anziana guaritrice che sussurrava canti antichi, perduti nel tempo. La prima cosa che Shalem vide non fu il volto della madre, ma l'orizzonte: un mare di sabbia infinito che si apriva davanti a lui e, oltre, qualcosa d'invisibile, un'ombra senza forma, in attesa. I nomadi del deserto interpretarono questo segno come un presagio: quel bambino non apparteneva del tutto a loro, e il suo destino sarebbe andato oltre le sabbie mobili della vita ordinaria. Fin da piccolo, Shalem mostrò segni di una sensibilità fuori dal comune. Camminava da solo per ore, tra le dune e le rocce levigate, ascoltando i silenzi come se parlassero. Sedeva per ore accanto ai fuochi spenti, gli occhi persi nelle braci ancora calde, e a volte mormorava frasi in lingue che nessuno riconosceva. I vecchi lo osservavano con un misto di timore e rispetto. Aveva uno sguardo profondo, scuro come la notte prima della tempesta, e un portamento che non apparteneva a un fanciullo. Camminava con un bastone di legno d'ulivo, un ramo antico, rinvenuto durante una tempesta di sabbia, che sembrava resistere al tempo e alla polvere. Nessuno ricordava quando avesse cominciato a portarlo con sé: semplicemente, il bastone era sempre stato con lui. Ben presto divenne una guida nel suo villaggio dove, pur non essendoci "capi", era riconosciuto come tale. Il giovane che era diventato l'Anziano fra gli anziani"

Notizie sull'autore del libro. Giuseppe Buompane è nato a Caserta nel 1982. Avvocato a Napoli, coltiva da sempre una profonda passione per la lettura e la scrittura. Dopo un'esperienza formativa in Galles e un percorso istituzionale come Deputato della Repubblica (2018-2022), con questa prima opera pubblicata torna alla sua vocazione più autentica: raccontare storie.

D. P.