“Il Papato socialista”: cattolicesimo e questione sociale nel libro di Giovanni Spadolini

29.08.2025

Il libro di Giovanni Spadolini, "Il Papato socialista" (Nino Aragno Editore, 313 pagine, 43 Euro, prefazione di Francesco Perfetti), è diventato un vero e proprio classico della storiografia sia perché è stato il primo studio ad affrontare in maniera organica il tema delle relazioni del cattolicesimo con la questione sociale sia perché esso si inseriva nel filone di rilettura critica del Risorgimento lungo la direttrice Oriani-Gobetti-Missiroli che considerava fondamentale per una piena comprensione della storia nazionale italiana il problema religioso e dei rapporti fra Stato e Chiesa. Rifiutando i luoghi comuni della vecchia letteratura socialista e clericale, Spadolini (un giovanissimo Spadolini, allora poco più che ventenne) effettua un esame ampio e approfondito che, tenendo conto delle principali manifestazioni del pensiero cattolico, risale alle radici delle varie posizioni ideali e politiche e le sviluppa fino alla loro logica estrema. L'indagine non si limita quindi a considerare le questioni sociali, ma investe con originalità di tesi e conclusioni tutti i più drammatici problemi morali e religiosi. L'opera si divide in due parti. Nella prima, l'autore esamina la posizione del cristianesimo di fronte alla questione sociale, e fissa i termini di quello che è il particolare "socialismo cristiano", non solo in sé, ma anche rispetto al laicismo moderno. Nella seconda, l'autore esamina, alla luce dei suoi criteri di interpretazione, lo svolgimento dei rapporti tra Stato e Chiesa in un secolo di vita italiana, dal Risorgimento ad oggi, nelle due fasi della "monarchia giacobina", cioè dell'esperienza liberale della Destra fino alla guerra del '14, e della "repubblica guelfa", cioè del grande ritorno cattolico, dal partito popolare alla Democrazia Cristiana.

L'autore del libro, Giovanni Spadolini , storico e politico oltre che giornalista, è stato il primo Presidente del Consiglio non democristiano, più volte ministro e per molti anni Presidente del Senato. Come giornalista ha collaborato a molte testate da Il Mondo a Epoca, da Panorama a La Stampa e ha diretto Il Resto del Carlino, il Corriere della Sera, la Nuova Antologia. Primo professore ordinario di storia contemporanea ha insegnato nell'Università di Firenze a partire dal 1950 ed è stato Presidente della Giunta Centrale per gli Studi Storici. I suoi interessi di studioso si sono concentrati in modo particolare sulle relazioni fra Stato e Chiesa, sulla cultura laica, sui partiti politici nell'Italia moderna.

M. P.