Culto: nel libro di Hans Belting una storia dell’immagine prima dell’età dell’arte

29.11.2022

Lo storico dell'arte e teorico dei media tedesco Hans Belting - grazie all'originalità della sua impostazione - è tra gli studiosi che maggiormente hanno contribuito allo studio della cultura figurativa e della funzione delle immagini nel mondo occidentale. Il suo "Bild und Kult" (1990), traduzione italiana a cura di Luca Vargiu con il titolo "Immagine e culto - Una storia dell'immagine prima dell'età dell'arte" (Carocci, 859 pagine, 100 Euro), si distingue tra i libri che hanno impresso una svolta decisiva in tale campo di studi in virtù di una specifica chiave interpretativa. Hans Belting ha infatti inaugurato una metodologia di trattazione delle immagini di culto - dall'avvento del cristianesimo alla Riforma protestante - capace di prescindere dal concetto stesso di arte. Il progetto del volume non segue i percorsi tradizionali della storia dell'arte, ma si impernia sulla storia dell'immagine (e delle immagini). L'autore si riferisce in modo particolare al ritratto personale: l'imago. L'attenzione della ricerca si rivolge alle immagini sacre che raffiguravano persone: in tali casi esse non solo riproducevano figure umane, ma erano anche trattate come tali. Erano venerate o disprezzate, ricevevano preghiere o venivano portate da un luogo all'altro in processione; svolgevano quindi un "ruolo nello scambio simbolico del potere" (p. 33) e si facevano carico delle aspettative pubbliche di determinate comunità.

Secondo Hans Belting, la nascita dell'"arte" presuppone la crisi delle immagini antiche e la loro nuova valorizzazione in epoca rinascimentale quali rappresentazioni artistiche. Contestualmente alla decadenza delle raffigurazioni antiche - e alla loro distruzione da parte dei movimenti iconoclasti - nacquero immagini di nuovo tipo destinate al collezionismo. Ha così inizio, per Hans Belting, l'era dell'arte. Tra tali due poli (antico/nuovo) si colloca quella che viene definita l'era dell'immagine, che nel saggio viene esposta e commentata nella sua unità. Dal punto di vista cronologico, il libro prende le mosse dalla tarda antichità, frangente in cui - per la prima volta - i cristiani adottarono le immagini di culto della tradizione politeista antica, fino ad allora disprezzate e condannate.

Il nucleo centrale della ricerca prende in considerazione il Medioevo occidentale e orientale come epoca della trasformazione delle immagini di culto in forma di statua e di icona. La terza parte del libro si concentra sulla produzione di raffigurazioni nel tardo Medioevo e, infine, si giunge a una nuova crisi dell'immagine antica all'inizio dell'Età Moderna. Un percorso scandito da venti capitoli che attraversano molteplici aspetti: dalla storia delle icone (capitolo 2) al ruolo delle immagini e della religione nella tarda Antichità (cap. 3), dalle rappresentazioni miracolose (cap. 4) al nesso tra i ritratti funerari e quelli dei santi cristiani (cap. 5), dal rapporto tra chiesa e immagini (cap. 8), al ruolo simbolico e teologico-politico delle statue e dei reliquiari (cap. 13).

A più di trent'anni dalla prima pubblicazione in lingua tedesca, la nuova edizione italiana presenta un corredo iconografico a colori più vasto rispetto all'edizione originale.

Massimiliano Palmesano