“25 luglio”: in un libro le memorie di Dino Grandi, il gerarca che affondò Mussolini

26.10.2023

Il 25 luglio 1943 l'Italia visse l'epilogo degli eventi che portarono alla caduta del regime fascista. Con la richiesta della deposizione di Benito Mussolini, presentata dal Gran Consiglio del Fascismo al re Vittorio Emanuele III, si sancì la fine della parabola politica del Duce. L'ordine del giorno in cui si chiedeva al re di riprendere in mano le sorti del Paese portava il nome di Dino Grandi, all'epoca presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, l'organo che sostituì la Camera dei Deputati dal 1939 al 1943.

In "25 Luglio" (il Mulino, 494 pagine, 18 Euro) è proprio il protagonista di quella giornata, Dino Grandi, a parlarci delle vicende che caratterizzarono l'estate italiana del '43. Il libro, a cura di Renzo De Felice e con la prefazione di Giuseppe Parlato, viene riproposto da il Mulino a ottant'anni dagli avvenimenti. Originariamente fu scritto nel 1944, "buttato giù tutto di un fiato, d'impeto", quando le memorie degli eventi erano ancora vive nella mente dell'autore; l'opera però non vide la pubblicazione prima del 1983, nella sua prima edizione. Fu la spinta dello storico Renzo De Felice, grazie al suo rapporto trentennale con Dino Grandi, a rendere di dominio pubblico il punto di vista privilegiato dell'ex gerarca su questo periodo drammatico della storia italiana. Proprio De Felice, depositario delle memorie di Grandi, nell'introduzione scrive: "Dire che il 25 luglio si riassume tutto e solo in Grandi sarebbe un'assurdità storica […]. Ciò non toglie che egli sia stato e si sia sentito uno dei protagonisti centrali e, per taluni aspetti, almeno per quanto concerne la seduta del Gran Consiglio, quello decisivo".

L'incontro tra lo storico e il politico è alla base di questa e altre pubblicazioni; ed è grazie alla fiducia che Grandi riponeva in De Felice che questo libro ha visto la luce. Quindi innegabile l'importanza di un approfondimento sul rapporto tra l'autore e il curatore dell'opera. Se ne occupa Giuseppe Parlato nella prefazione, dove tra l'altro precisa: "E' arduo, a questo punto, offrire una guida alla lettura del volume che vada oltre la densa, puntuale e articolata introduzione di De Felice". Grandi stesso, in una lettera a Indro Montanelli riportata nel testo da Parlato, scriveva: "Non so cosa uscirà da questo guazzabuglio autobiografico che sto combinando. Ho ceduto dopo molti anni alle insistenze di De Felice e questo soltanto perché voglio bene a De Felice […]. Di Lui mi fido come se fosse mio padre e mio fratello".

Abbiamo così tra le mani questo resoconto vivo, un'importante testimonianza storica ma anche un diario personale di un personaggio controverso, discusso, amico e poi nemico del Duce. Come osserva De Felice, Dino Grandi arriva a condividere la sua versione dei fatti "poiché questo era per lui il solo modo per sciogliere il vero nodo della sua vita: quello del suo rapporto personale con Mussolini": «Volli bene a Mussolini anche quando, nella notte del 25 luglio, durante il Gran Consiglio, sentii il dovere di agire contro di lui... con la nostalgia di un Mussolini che ormai non esisteva più».

Alessio Palmesano